mercoledì 9 febbraio 2011

la custodia nel tempo e del tempo

Egli ripercorse, con lei in braccio, il lunghissimo corridoio. Quando giunsero alla stanzetta degli orologi, adagiò Momo sul grazioso canapè.
"Mastro Hora", sussurrò Momo, "non avevo mai pensato che il tempo degli uomini era, era ..."cercava la parola adatta, incapace di trovarla, "... tanto grande", finì col dire.
"Ciò che tu hai visto e sentito, Momo, non era il tempo di tutti gli uomini. Era soltanto il tuo tempo. In ogni uomo c'è quel sacrario in cui tu sei appena stata. però ci può arrivare soltanto colui che si lascia reggere da me. E non si può vedere con comuni occhi mortali".
"Dove sono stata, allora?".
" Nel tuo proprio cuore", disse mastro Hora passandole leggermente la mano sui capelli ricciuti.
" Mastro Hora", sussurrò ancora Momo, "posso portarti anche i miei amici?".
"No, per ora non è possibile".
" Quanto tempo posso restare con te?".
"Fino a quando tu stessa vorrai tornare dai tuoi amici, bimba mia".
"Dimmi, posso raccontare quello che mi hanno detto le stelle?".
"Certo che puoi. Ma non ne sarai capace."
"Perché no?".
"Le parole devono prima nascere e crescere nella tua anima".
"Io però vorrei raccontarlo a tutti! io vorrei potergliele cantare, le voci. Io credo che tutto torna a posto".
"Se lo vuoi davvero, Momo, dovrai saper aspettare".
"aspettare non mi fa niente".
"Aspettare, bambina mia, come un granello che dorme sotto terra per una intera orbita solare prima di poter germinare. Tanto ci vorrà prima che le parole crescano in te. Lo vuoi?"
"Sì", bisbiglio Momo.
"Allora dormi", disse Mastro Hora passandole una mano sugli occhi. "Dormi".
E Momo, con una gran respiro profondo e felice, si addormentò.

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